BRUXELLES – Continua a infiammarsi l’inflazione nella zona euro, che a marzo, secondo i dati definitivi di Eurostat, ha toccato un nuovo record, attestandosi al 3,6%, il massimo in 16 anni. Più di quanto previsto dallo stesso istituto statistico europeo che nel dato preliminare di due settimane fa aveva stimato un 3,5%. Si tratta del terzo rialzo consecutivo del 2008, dopo il 3,2% di gennaio e il 3,3% di febbraio. Un anno fa, nel marzo del 2007, l’indice dei prezzi al consumo nella zona euro era all’1,9%. Su base mensile l’aumento è dell’1%. Nell’intera Unione europea l’inflazione a marzo si è attestata al 3,8%, contro il 3,5% di febbraio. Rispetto a febbraio i prezzi sono cresciuti dello 0,8%.
Il tasso d’inflazione più basso è stato registrato nei Paesi Bassi (1,9%), nel Regno Unito (2,5%) e in Portogallo (3,1%), il più alto in Lettonia (16,6%), Bulgaria (13,2%) e Lituania (11,4%).
A trascinare sempre più in alto l’indice dei prezzi – conferma Eurostat – sono ancora il caro-petrolio e gli aumenti dei prodotti alimentari, ma anche le spese per l’istruzione, cresciute del 9,6%. Gli alimentari a marzo hanno fatto registrare su base annua un incremento dei prezzi del 6,2% (+0,5% rispetto a febbraio): a incidere – sottolinea l’istituto europeo di statistica – soprattutto il costo di latte, uova e formaggi.
Gli aumenti nel settore dei trasporti, invece, sono stati su base annua del 5,6% (+1,3% rispetto allo scorso febbraio), dovuti essenzialmente al rincaro del carburante e dei combustibili. Questi ultimi sono alla base anche dell’aumento dell’inflazione nel settore energia, che ha fatto registrare rispetto al marzo 2007 un balzo dell’11,2% (+2,3% su febbraio).
Euro e petrolio ai massimi. E intanto riprende la corsa dell’euro, che ha toccato il nuovo record a 1,5926 dollari, e del petrolio, a quota 114,24 dollari. Il greggio è in rialzo di 45 centesimi, superando il precedente record di 114,08 dollari. I mercati scommettono su un nuovo calo delle scorte settimanali Usa, i cui dati saranno diffusi nel pomeriggio.
Mentre il rialzo dell’euro è stato determinato dal rialzo dell’inflazione nell’Eurozona. La statistica ha rafforzato la già debole possibilità che almeno nel breve periodo la Bce possa procedere ad un abbassamento del costo del denaro, come pure il rallentamento congiunturale imporrebbe.
(16 aprile 2008) da Repubblica.it
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Siamo arrivati al punto in cui non si puo’ comprare più niente…!
Una famiglia con due stipendi e due figli fatica ad arrivare a fine mese… ma in che Paese viviamo???E si attribuisce la responsabilità solo e soltanto all’euro. Ma bisogna calcolare che non è stata la moneta in sè bensì la “furbizia” degli operatori del settore e la negligenza del governo che nel 2002 non ha controllato l’impennata di prezzi che progredisce ancora oggi… e non si fa niente! :-@
E in più, ciliegina sulla torta, il caro-petrolio… E’ vero il petrolio aumenta, ma davvero aumenta tanto da giustificare un prezzo così alto al distributore? La risposta è no! Lo Stato tassa il petrolio e i derivati per più del 55% e in più le speculazioni delle compagnie petrolifere sono abominevoli. In un mondo che non vuole abolire l’utlizzo dei combustibili fossili…Perchè non si detassa il petrolio e si aumentano le tasse su beni come il tabacco o si aumenta il bollo delle auto di grossa cilindrata… ci sono tante cose che potrebbero essere tassate!